ALLEVAMENTO PLYMOUTH CERCA SPONSORS.
Anno 2011.
PLYMOUTH, FOX TERRIER RUVIDO
Noi cerchiamo di offrire ai visitatori informazioni sulla razza: l'allevamento, la cura, l'alimentazione, la salute, l'insegnamento di abitudini di comportamento e convivenza, e di come godere dell'animale senza fraintendimenti conoscendone l'abilità e la destrezza. Uno spazio interattivo dove tutti possono esprimere le proprie opinioni, senza restrizioni, su quello che vedono nella nostra Cinofilia, sugli eventi giornalieri laddove fossero di interesse, sulla presenza e sulle azioni del cane.
PLYMOUTH - UNICO ALLEVAMENTO IN URUGUAY DEDICATO ESCLUSIVAMENTE A QUESTA RAZZA
Carissimi amici,insieme a mia figlia Ana sono il responsabile dell' ALLEVAMENTO PLYMOUTH, dedicato ai cani di razza Fox Terrier Wire (a pelo ruvido). La cinofilia in Uruguay, come sappiamo, stà attraversando un periodo poco felice, però come cinofili miriamo sempre a cambiamenti positivi e intelligenti ai quali arriverà sicuramente chi dirige oggi la cinofilia uruguaiana.
Per un allevamento di medie dimensioni e di esemplari eccellenti che vinsero in esposizioni internazionali, come in occasione dell'esposizione internazionale di PUNTA DEL ESTE nel 2006 con Plymouth Arcobaleno Santa Giulia, questo è molto più di un hobby, è una vera PASSIONE per questa razza.
Questo allevamento importa esemplari purosangue con pedigree di eccellenza a livello mondiale. Per qualche tempo siamo stati espositori ufficiali della razza, tempo durante il quale sono stati raggiunti traguardi importanti, trionfi a livello nazionale ed internazionale.
La PASSIONE non ha logica... è un impegno concentrato in una gradevole attività di cui non se ne può fare a meno, unito al desiderio di ottenere sempre maggiori gratificazioni. È per questo che continuiamo a percorrere il cammino della cinofilia, seguendo costantemente le osservazioni e i consigli del KENNEL CLUB URUGUAIANO, tentando di mantenere e migliorare le caratteristiche di questa razza per quello che riguarda la sua morfologia, la genetica, il temperamento, il carattere, etc.
I NOSTRI SERVIZI:
1) La riproduzione e la successiva vendita di esemplari avviene quando esiste un reale interesse per ottenere uno o più cuccioli, instaurando con l'acquirente un legame nel quale si stabiliscono le caratteristiche che si spera di ottenere per l'esemplare, in un ambito personalizzato e privato.
2) Abbiamo coppie da riproduzione di eccellente pedigree. Soddisfiamo così la domanda di altri allevatori, in particolare di quelli che posseggono esemplari registrati al KCU.
3) Questo allevamento accoglie con entusiasmo le proposte degli espositori di questa razza, affinchè possano gareggiare con i nostri esemplari, raggiungendo sicuramente le posizioni di vertice del ranking uruguaiano.
4) Vendiamo lame per la toelettatura, prodotti di altissima qualità realizzati artigianalmente negli USA.
Spero che questo Blog sia l'inizio di uno scambio reciproco di informazioni per tutti quelli che per diverse ragioni desiderano o devono saperne di più su questa razza, o semplicemente vogliono conoscere qualche fatto o aneddoto sul suo Fox Terrier a pelo ruvido.Se possedete qualche video casalingo ne daremo un'adeguata diffusione affinché arrivino ad altri appassionati di questa razza.
Jorge Astesiano
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Per un allevamento di medie dimensioni e di esemplari eccellenti che vinsero in esposizioni internazionali, come in occasione dell'esposizione internazionale di PUNTA DEL ESTE nel 2006 con Plymouth Arcobaleno Santa Giulia, questo è molto più di un hobby, è una vera PASSIONE per questa razza.
Questo allevamento importa esemplari purosangue con pedigree di eccellenza a livello mondiale. Per qualche tempo siamo stati espositori ufficiali della razza, tempo durante il quale sono stati raggiunti traguardi importanti, trionfi a livello nazionale ed internazionale.
La PASSIONE non ha logica... è un impegno concentrato in una gradevole attività di cui non se ne può fare a meno, unito al desiderio di ottenere sempre maggiori gratificazioni. È per questo che continuiamo a percorrere il cammino della cinofilia, seguendo costantemente le osservazioni e i consigli del KENNEL CLUB URUGUAIANO, tentando di mantenere e migliorare le caratteristiche di questa razza per quello che riguarda la sua morfologia, la genetica, il temperamento, il carattere, etc.
I NOSTRI SERVIZI:
1) La riproduzione e la successiva vendita di esemplari avviene quando esiste un reale interesse per ottenere uno o più cuccioli, instaurando con l'acquirente un legame nel quale si stabiliscono le caratteristiche che si spera di ottenere per l'esemplare, in un ambito personalizzato e privato.
2) Abbiamo coppie da riproduzione di eccellente pedigree. Soddisfiamo così la domanda di altri allevatori, in particolare di quelli che posseggono esemplari registrati al KCU.
3) Questo allevamento accoglie con entusiasmo le proposte degli espositori di questa razza, affinchè possano gareggiare con i nostri esemplari, raggiungendo sicuramente le posizioni di vertice del ranking uruguaiano.
4) Vendiamo lame per la toelettatura, prodotti di altissima qualità realizzati artigianalmente negli USA.
Spero che questo Blog sia l'inizio di uno scambio reciproco di informazioni per tutti quelli che per diverse ragioni desiderano o devono saperne di più su questa razza, o semplicemente vogliono conoscere qualche fatto o aneddoto sul suo Fox Terrier a pelo ruvido.Se possedete qualche video casalingo ne daremo un'adeguata diffusione affinché arrivino ad altri appassionati di questa razza.
Jorge Astesiano
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mercoledì 13 gennaio 2010
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LO STANDARD DELLA RAZZA.
LO STANDARD DELLA RAZZA.
Fox Terrier a Pelo RuvidoAtlante delle razze di CaniOrigine, classificazione e cenni storici.
-Origine: Gran Bretagna.Classificazione F.C.I.: Gruppo 3 - terrier.Il Fox Terrier a pelo ruvido (Wire Fox Terrier) è una razza d’origine britannica. Come dice il nome, la razza è stata selezionata per la caccia alla volpe. Attualmente esistono due varietà, che più precisamente sono due razze distinte: il Fox Terrier a pelo liscio ed il Fox Terrier a pelo ruvido.Ovviamente le origini delle due razze sono comuni e si confondono nel tempo, si pensa, sin da quando l’uomo cominciò a specializzare alcuni cani per la caccia alla volpe, tanto in superficie come in tana. Esiste, di questi antichi cani, una documentazione fin dai secoli post-medievali. Dal 1860 al 1865, il Fox Terrier si è evoluto verso una struttura più elegante di quella dei suoi progenitori, senza però mai perdere quella struttura che ne fa un piccolo atleta. Le teste di questi cani, nel corso degli anni, si allungarono e divennero meno massicce, si assottigliarono i padiglioni auricolari ed i colli acquistarono una certa eleganza. Lo Standard della razza venne elaborato nel 1876, con una distinta descrizione di quella a pelo liscio e di quella a pelo ruvido.Aspetto generaleCane di piccola taglia, mesocefalo dolicomorfo. Classificato morfologicamente come tipo Lupoide. Forza ed ossatura in piccolo volume. Non deve mai presentarsi goffo o grossolano. Non deve essere né troppo alto sugli arti né di gamba troppo corta, quando è piazzato deve essere simile ad un cavallo da caccia di buona costruzione e di dorso corto, che copra molto terreno. Può apparire molto diverso dall’omonima razza a pelo liscio, per il pelo di copertura, che è appena più lungo ma duro, tanto da dover essere tolettato per dare al cane una conformazione omogenea e che metta in risalto la sua espressione tipica.
Carattere:Attento, veloce nei movimenti, di espressione intensa, sempre sulla punta dei piedi in attesa. Temperamento amichevole, pronto e senza paura. Forte, robusto e resistente. Il Fox, che discende da una buona linea genealogica, non dovrebbe creare problemi per quanto riguarda le cure. Le regole fondamentali per mantenerlo in forma sono una buona alimentazione ed un’igiene corretta. Si consiglia sempre una dieta che eviti di farlo ingrassare. È una razza sempre molto tonica ed energica.
Standard:
Altezza: tra i 26 ed i 39 cm al garrese.
Peso: intorno ai 7-8,5 kg.
Tronco: dorso corto, diritto e forte senza segni di debolezza (slackness), rene muscoloso e lievemente arcuato, sterno profondo, coste frontali moderatamente cerchiate, coste posteriori profonde, rene molto raccolto.
Testa e muso: la linea superiore del cranio quasi piatta, discendente lievemente e gradualmente, diminuendo di spessore verso gli occhi. Piccola differenza in lunghezza tra cranio e muso. Se il muso è notevolmente più corto, la testa sembra debole e non completa. Il muso si assottiglia gradualmente dagli occhi al tartufo e degrada leggermente nella sua congiunzione con il cranio; mai convergente o sfuggente al di sotto degli occhi dove deve essere pieno e ben fatto. Un eccessivo sviluppo osseo o muscolare delle mandibole e delle mascelle è indesiderabile e brutto a vedersi. Un contorno delle guance, pieno o rotondeggiante è indesiderabile.
Tartufo: nero.
Denti: con chiusura a forbice perfetta, regolare e completa; i denti superiori ricoprono quelli inferiori e sono perpendicolari alle mascelle.
Collo: piuttosto lungo e ben arcuato. Ben portato.Orecchie: piccole, a forma di V e cadenti in avanti vicine alle guance, non pendenti ai lati della testa. La piegatura delle orecchie deve essere al di sopra del livello del cranio. La loro consistenza di spessore moderato.
Occhi: scuri, pieni di fuoco e di intelligenza, moderatamente piccoli, non prominenti.
Arti: gli anteriori, visti da ogni angolazione, devono essere diritti e non mostrare frontalmente alcuna o pochissima angolatura. Essi debbono essere di forte ossatura.Posteriore forte e muscoloso, esente da cedimenti o da debolezze. Cosce lunghe e potenti.Piede piccolo e compatto. Cuscinetti plantari duri e resistenti. Dita moderatamente arcuate.
Spalla: lunga e inclinata, ben portata all’indietro, appuntite agli apici, ben definite al garrese.Andatura: ritmica e con buona spinta.
Muscolatura: molto tonica e ben sviluppata.Coda: solitamente amputata, attaccata alta, portata eretta non al di sopra del dorso e non arrotolata; di buona consistenza e di buona lunghezza.
Pelo: denso, con tessitura estremamente ruvida, di lunghezza che varia dai cm 1,9 alla spalla, ai cm 3,8 al garrese, al dorso, alle coste, ed al posteriore, con un sottopelo più soffice e corto. Il dorso ed i quarti hanno un pelo di tessitura più ruvida che non i fianchi. Il pelo sulle mascelle crespo e di sufficiente lunghezza per dare un’apparenza di forza al muso. Pelo delle gambe denso e crespo.
Colori ammessi: il bianco predomina con pezzature nere o fuoco. Non sono desiderabili pezzature di colore tigrato, rosso, fegato, o blu lavagna.
Difetti più ricorrenti: prognatismo, enognatismo, misure fuori standard, colori non ammessi, premolari mancanti, mascella deviata, orecchie portate male, coda di dimensioni sproporzionate, arti torti, muscolatura debole, andatura scorretta, monorchidismo, criptorchidismo.a cura di Vinattieri Federico
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Pet therapy imparare per applicarla
Nella confusione generale, l’unica cosa certa è il cane. La convocazione del Ministero che tendeva a rilevare un accordo che portasse all’individuazione di protocolli applicativi si è arenata
All’estero i protocolli attuativi parlano chiaro: a ciascuno il suo mestiere. Se fai lo psicologo, continuerai ed esserlo anche quando svolgerai un seduta di pet therapy, e così per tutte le professioni coinvolte. Le associazioni, ma anche le aziende che si occupano di pet therapy - o per meglio dire di therapy dog - possono organizzare corsi di formazione per umani e pets: devono però rispettare dei parametri di qualità che includono anche la tutela degli animali impiegati. Una volta ottenuto il riconoscimento, la coppia, conduttore-pets, lavora sul territorio ma viene monitorata ogni tanto (due anni o giù di lì), e se vengono riscontrate anomalie di vario genere (comportamentali, psicologiche, di salute ecc.) sarà necessario ottemperare alle direttive proposte dall’ Ente formatore; diversamente, la coppia non potrà più fregiarsi di appartenere al dato Ente né, tantomeno organizzare o sviluppare progetti a suo nome. Il corso sull’applicazione del metodo dura pochi giorni poiché l’intento è di far conoscere ai partecipanti le dinamiche relative all’attivazione dei progetti come la prevenzione, le figure professionali coinvolte, gli ambienti interessati, i pets impiegati, le modalità d’intervento e l’importanza del lavoro in equipe. Diversamente, corsi sulla preparazione e l’addestramento dei pets, riguardanti principalmente i cani, hanno durata variabile, in ordine di mesi o di anni, a seconda del compito cui il cane verrà destinato. Per esempio: preparazione del cane d’assistenza, percorso di qualche mese; addestramento di cani per disabili motori, persone non udenti o non vedenti, percorso di circa due anni. I cuccioli, ovviamente, non sono impiegati nelle sedute. Una situazione complessa Nel nostro Paese, essendo la materia ancora giovane, la confusione è abbastanza diffusa, specialmente per chi volesse affacciarsi su questo mondo da neofita. “Chi debba fare cosa” è il quesito più ricorrente e la risposta è la più ovvia: ognuno faccia il suo mestiere. Siccome l’organizzazione e lo sviluppo di un progetto è fatto da un’equipe, ne risulta che ciascuno di loro spenderà il proprio pezzetto di professionalità utile al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Le recenti Conferenze Mondiali di Glasgow 2004 e di Tokyo 2007, durante le quali ho avuto l’onore di relazionare alcuni dei miei progetti, hanno mostrato un panorama di eccezionale rilevanza poiché l’apporto che i cani possono dare agli umani in tema di supporto sociale, emozionale, psicologico e relazionale è stato dimostrato, anche su base scientifica, a tutte le latitudini del nostro Pianeta. Ed il cane di razza è stato il protagonista non certo per una questione elitaria bensì per la possibilità che offre di avere maggiori garanzie verificabili a priori sotto il profilo genetico, attitudinale e cognitivo. Garanzie che un cane meticcio non può dare nella stessa misura, anche se, ovviamente, il loro impiego non è né sconsigliato né, tantomeno, vietato. Un’altra interessante riflessione che giunge da questi grandi eventi è l’aspetto binario, e strettamente complementare delle figure professionali che indagano, ricercano e progettano su questo palcoscenico. Infatti, due sono i protagonisti al centro della scena: gli umani e i pets, ed è di loro che si parla e si discute. I professionisti rappresentanti di entrambe le parti in causa organizzano tragitti e ricerche al fine di traghettare verso gli obiettivi previsti i loro sforzi e far conoscere al mondo intero quali siano le migliori dinamiche di intervento. Ecco allora che medici, psicologi, psichiatri, pedagogisti, fisioterapisti, sociologi, infermieri, insegnanti ed altri del ramo, illustreranno ricerche, metodologie e benefici raggiunti dal paziente/utente umano protagonista del progetto. Mentre sull’altro fronte veterinari, etologi ed esperti del comportamento animale illustreranno ricerche sullo stress , sulla salute, sulla prevenzione, sulla preparazione e sulla tutela degli animali impiegati. Due campi d’indagine paralleli e complementari. Due binari culturali che trasportano un unico obiettivo: migliorare la qualità della vita dell’utenza interessata. Recentemente il Ministero ha convocato alcune delle associazioni di settore nel tentativo di porre le basi per un tragitto che conducesse all’identificazione di protocolli attuativi comuni. Si racconta che nella due giorni le associazioni abbiano avuto forti contrapposizioni al loro interno, lasciando gli operatori del Ministero sconcertati. Quello che stupisce è la mancanza di realismo e di pragmatismo. Quando nel nostro Paese l’informatica ha fatto capolino, qualcuno ha preferito seguire corsi specifici; qualcun altro si è arrangiato con i consigli dell’amico ed in ultimo… il fai da sé. I risultati, nel tempo, hanno dato ragione ai primi. E allora non si capisce perché dovrebbe essere diverso per l’applicazione della therapy dog. Sulla preparazione-addestramento dei cani, per esempio, abbiamo metodologie consolidate da quarant’anni di esperienza. La scuola per i service dog (cani di servizio per disabili motori) è nata in California all’inizio degli anni settanta, i suoi protocolli, costantemente aggiornati sotto il profilo dell’approccio gentile/cognitivo sono stati applicati internazionalmente. Ed ancora, progetti nelle scuole mirati a fornire supporti relazionali, emozionali e psicologici ai bambini attraverso la presenza e l’interazione con i pets sono stati collaudati per anni negli Stati Uniti da ricercatori quali Frank Ascione ed altri, al punto da approdare ad un protocollo didattico denominato “Educazione Umanitaria ed Ambientale”, sviluppato nelle scuole di ogni ordine e grado. Nel nostro Paese i progetti di pet therapy sono in ogni dove ma si ha la sensazione che ognuno voglia avocare a sé l’originalità dell’idea. In questa maniera si rischia di sprecare energie, perdere tempo e minare la credibilità dell’azione sul territorio. Sul fronte della preparazione dei cani impiegati, che detengono sempre il primato rispetto agli altri pets, non esistono in Italia certificazioni riconosciute a livello Ministeriale se non quella rilasciata dell’ENCI, perché non esiste un Albo del settore. Di certo ci sono su tutto il territorio italiano centri di formazione cinofila di tutto rispetto e con anni di esperienza. Sul fronte della formazione professionale umana il Ministero, al momento, riconosce solamente i corsi ECM (Educazione Continua in Medicina aperti anche ad operatori del settore formativo ed educativo). Fatti salvi i master universitari post laurea che arricchiscono il curriculum. A questo punto, per un cinofilo che volesse avvicinarsi alla therapy dog e non facesse parte delle figure professionali tradizionali, la strada più breve da percorrere sarebbe quella di frequentare un corso sull’applicazione del metodo per capire a che cosa andrebbe incontro, poi, a seguire, un percorso di formazione cinofila con un cane per diventare quello che in gergo viene definito “pet partner”, cioè colui che conduce l’animale durante la seduta. Ed in seguito specializzarsi per diventare istruttore cinofilo per la preparazione di cani da impiegare in therapy dog. Fermo restando che le prerogative essenziali per svolgere questa attività sono, essenzialmente, empatia e compassione nei confronti delle persone e degli animali. L’auspicio è quello che in tempi non lontani si possano raggiungere accordi operativi all’interno dei quali ognuno spenda la propria conoscenza professionale in funzione dell’obiettivo previsto, rispettando i ruoli ed assumendosi in proprio le responsabilità del caso. Come del resto avviene per qualsiasi altra attività professionale: che si stia costruendo un grattacielo o allestendo un’opera lirica: a ciascuno il suo.
Renata Fossati
All’estero i protocolli attuativi parlano chiaro: a ciascuno il suo mestiere. Se fai lo psicologo, continuerai ed esserlo anche quando svolgerai un seduta di pet therapy, e così per tutte le professioni coinvolte. Le associazioni, ma anche le aziende che si occupano di pet therapy - o per meglio dire di therapy dog - possono organizzare corsi di formazione per umani e pets: devono però rispettare dei parametri di qualità che includono anche la tutela degli animali impiegati. Una volta ottenuto il riconoscimento, la coppia, conduttore-pets, lavora sul territorio ma viene monitorata ogni tanto (due anni o giù di lì), e se vengono riscontrate anomalie di vario genere (comportamentali, psicologiche, di salute ecc.) sarà necessario ottemperare alle direttive proposte dall’ Ente formatore; diversamente, la coppia non potrà più fregiarsi di appartenere al dato Ente né, tantomeno organizzare o sviluppare progetti a suo nome. Il corso sull’applicazione del metodo dura pochi giorni poiché l’intento è di far conoscere ai partecipanti le dinamiche relative all’attivazione dei progetti come la prevenzione, le figure professionali coinvolte, gli ambienti interessati, i pets impiegati, le modalità d’intervento e l’importanza del lavoro in equipe. Diversamente, corsi sulla preparazione e l’addestramento dei pets, riguardanti principalmente i cani, hanno durata variabile, in ordine di mesi o di anni, a seconda del compito cui il cane verrà destinato. Per esempio: preparazione del cane d’assistenza, percorso di qualche mese; addestramento di cani per disabili motori, persone non udenti o non vedenti, percorso di circa due anni. I cuccioli, ovviamente, non sono impiegati nelle sedute. Una situazione complessa Nel nostro Paese, essendo la materia ancora giovane, la confusione è abbastanza diffusa, specialmente per chi volesse affacciarsi su questo mondo da neofita. “Chi debba fare cosa” è il quesito più ricorrente e la risposta è la più ovvia: ognuno faccia il suo mestiere. Siccome l’organizzazione e lo sviluppo di un progetto è fatto da un’equipe, ne risulta che ciascuno di loro spenderà il proprio pezzetto di professionalità utile al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Le recenti Conferenze Mondiali di Glasgow 2004 e di Tokyo 2007, durante le quali ho avuto l’onore di relazionare alcuni dei miei progetti, hanno mostrato un panorama di eccezionale rilevanza poiché l’apporto che i cani possono dare agli umani in tema di supporto sociale, emozionale, psicologico e relazionale è stato dimostrato, anche su base scientifica, a tutte le latitudini del nostro Pianeta. Ed il cane di razza è stato il protagonista non certo per una questione elitaria bensì per la possibilità che offre di avere maggiori garanzie verificabili a priori sotto il profilo genetico, attitudinale e cognitivo. Garanzie che un cane meticcio non può dare nella stessa misura, anche se, ovviamente, il loro impiego non è né sconsigliato né, tantomeno, vietato. Un’altra interessante riflessione che giunge da questi grandi eventi è l’aspetto binario, e strettamente complementare delle figure professionali che indagano, ricercano e progettano su questo palcoscenico. Infatti, due sono i protagonisti al centro della scena: gli umani e i pets, ed è di loro che si parla e si discute. I professionisti rappresentanti di entrambe le parti in causa organizzano tragitti e ricerche al fine di traghettare verso gli obiettivi previsti i loro sforzi e far conoscere al mondo intero quali siano le migliori dinamiche di intervento. Ecco allora che medici, psicologi, psichiatri, pedagogisti, fisioterapisti, sociologi, infermieri, insegnanti ed altri del ramo, illustreranno ricerche, metodologie e benefici raggiunti dal paziente/utente umano protagonista del progetto. Mentre sull’altro fronte veterinari, etologi ed esperti del comportamento animale illustreranno ricerche sullo stress , sulla salute, sulla prevenzione, sulla preparazione e sulla tutela degli animali impiegati. Due campi d’indagine paralleli e complementari. Due binari culturali che trasportano un unico obiettivo: migliorare la qualità della vita dell’utenza interessata. Recentemente il Ministero ha convocato alcune delle associazioni di settore nel tentativo di porre le basi per un tragitto che conducesse all’identificazione di protocolli attuativi comuni. Si racconta che nella due giorni le associazioni abbiano avuto forti contrapposizioni al loro interno, lasciando gli operatori del Ministero sconcertati. Quello che stupisce è la mancanza di realismo e di pragmatismo. Quando nel nostro Paese l’informatica ha fatto capolino, qualcuno ha preferito seguire corsi specifici; qualcun altro si è arrangiato con i consigli dell’amico ed in ultimo… il fai da sé. I risultati, nel tempo, hanno dato ragione ai primi. E allora non si capisce perché dovrebbe essere diverso per l’applicazione della therapy dog. Sulla preparazione-addestramento dei cani, per esempio, abbiamo metodologie consolidate da quarant’anni di esperienza. La scuola per i service dog (cani di servizio per disabili motori) è nata in California all’inizio degli anni settanta, i suoi protocolli, costantemente aggiornati sotto il profilo dell’approccio gentile/cognitivo sono stati applicati internazionalmente. Ed ancora, progetti nelle scuole mirati a fornire supporti relazionali, emozionali e psicologici ai bambini attraverso la presenza e l’interazione con i pets sono stati collaudati per anni negli Stati Uniti da ricercatori quali Frank Ascione ed altri, al punto da approdare ad un protocollo didattico denominato “Educazione Umanitaria ed Ambientale”, sviluppato nelle scuole di ogni ordine e grado. Nel nostro Paese i progetti di pet therapy sono in ogni dove ma si ha la sensazione che ognuno voglia avocare a sé l’originalità dell’idea. In questa maniera si rischia di sprecare energie, perdere tempo e minare la credibilità dell’azione sul territorio. Sul fronte della preparazione dei cani impiegati, che detengono sempre il primato rispetto agli altri pets, non esistono in Italia certificazioni riconosciute a livello Ministeriale se non quella rilasciata dell’ENCI, perché non esiste un Albo del settore. Di certo ci sono su tutto il territorio italiano centri di formazione cinofila di tutto rispetto e con anni di esperienza. Sul fronte della formazione professionale umana il Ministero, al momento, riconosce solamente i corsi ECM (Educazione Continua in Medicina aperti anche ad operatori del settore formativo ed educativo). Fatti salvi i master universitari post laurea che arricchiscono il curriculum. A questo punto, per un cinofilo che volesse avvicinarsi alla therapy dog e non facesse parte delle figure professionali tradizionali, la strada più breve da percorrere sarebbe quella di frequentare un corso sull’applicazione del metodo per capire a che cosa andrebbe incontro, poi, a seguire, un percorso di formazione cinofila con un cane per diventare quello che in gergo viene definito “pet partner”, cioè colui che conduce l’animale durante la seduta. Ed in seguito specializzarsi per diventare istruttore cinofilo per la preparazione di cani da impiegare in therapy dog. Fermo restando che le prerogative essenziali per svolgere questa attività sono, essenzialmente, empatia e compassione nei confronti delle persone e degli animali. L’auspicio è quello che in tempi non lontani si possano raggiungere accordi operativi all’interno dei quali ognuno spenda la propria conoscenza professionale in funzione dell’obiettivo previsto, rispettando i ruoli ed assumendosi in proprio le responsabilità del caso. Come del resto avviene per qualsiasi altra attività professionale: che si stia costruendo un grattacielo o allestendo un’opera lirica: a ciascuno il suo.
Renata Fossati
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Lo stress nel cane.
Anders Hallgren è uno psico-terapeuta svedese esperto del comportamento canino molto conosciuto a livello internazionale. Ha redatto la prefazione del libro “Lo Stress nel Cane”, (Haqihana Ed.) poiché si augura che molti lettori, allevatori o semplici appassionati cinofili, ne possano trarre beneficio abituandosi all’osservazione dei segnali di stress che i cani mandano sia a livello fisico che psicologico. Commenta Hallgren: “Molti, se non addirittura tutti i problemi comportamentali, sono più o meno riconducibili allo stress”. Le autrici, la dott.ssa Martina Nagel e Clarissa v. Reinhardt sono entrambe istruttori cinofili con specializzazione sulle problematiche comportamentali. Il libro, originale nel suo genere sia per l’argomento trattato che per la traccia seguita, utilizzando un linguaggio facilmente comprensibile espone in maniera dettagliata e schematica uno scenario sempre più riscontrabile nel nostro cane moderno: lo stato di stress. E si chiedono: “Cos’è lo stress? La maggior parte delle definizioni descrive lo stress come uno stato in cui l’organismo reagisce ad una minaccia interna o esterna e concentra le sue forze per superare la situazione di pericolo”. Si può manifestare a tutti i livelli: fisiologico-funzionale con fenomeni di sudorazione, palpitazioni, pelo opaco, eccessiva salivazione ecc. Oppure, comportamentale, con manifestazioni di aggressività, eccitabilità, ansia ecc. Imparare ad osservare il comportamento del proprio cane, potrebbe aiutare sia il percorso addestrativo che di convivenza familiare. Sono interessanti alcuni esempi. “Il maschio che continua a urinare in ogni angolo del campo da training non è detto che stia marcando il territorio perché soggetto dominante, ma potrebbe essere fortemente stressato”. E ancora, il cane che morde il guinzaglio e lo strattona violentemente con gran foga è spesso interpretato come un gioco, in realtà, è un momento di sfogo per il cane stressato. “Wolfi era un Pastore Tedesco che, quasi esattamente dopo 20 minuti di training per l’obbedienza di base, partiva a mordere e strattonare il guinzaglio con agitazione via via crescente. Avendo notato la costante nel tempo il proprietario non fece altro che interrompere il lavoro cinque minuti prima portando le sessioni di training a un quarto d’ora, e il problema si risolse”. Una parte del libro è dedicata ad una interessante ricerca fatta attraverso la somministrazione di un questionario sulle condizioni di vita dei cani e sui sintomi di stress. E’ venuto fuori che le razze che meglio reggono situazioni stressanti sono i levrieri e i cani da pastore con compiti di sorveglianza. Infine, il libro propone numerosi consigli su come evitare l’insorgere dei segnali di stress e su come curarli. Per es. accertarsi che il cane abbia sufficienti fasi di riposo; considerare attentamente l’introduzione di un altro cane in famiglia; fare attenzione all’uso del guinzaglio che, se troppo teso e corto, induce stress nel cane non solo per la spiacevole sensazione di sentirsi “appeso” ma soprattutto per l’impossibilità di potersi sottrarre ad un eventuale pericolo. Le autrici chiudono con una raccomandazione basata sul buon senso: “Non aspettatevi né da voi né dal vostro cane troppe cose tutte in una volta!” Una lettura istruttiva e innovativa. È altrettanto indispensabile sottolineare che nel nostro Paese sono oramai numerosi i medici veterinari esperti nel comportamento del cane così come gli istruttori cinofili, entrambi preparati ad affrontare e risolvere situazioni di disagio psicologico e fisico dovuto a stress, ai quali affidare le cure per il nostro migliore amico a quattro zampe. A seguire, due tabelle esplicative contenute nel libro.
La reazione allo stress può essere suddivisa in tre fasi:
La fase di allarme: l’impulso nervoso e la produzione ormonale concorrono a cerare la preparazione ottimale alla reazione.
La fase di resistenza: l’opposizione all’evento stressante principale si intensifica, mentre si riduce quella ad altri stimoli secondari. Questo significa che il tentativo di superamento del fattore primario compromette la capacità di resistenza verso fattori stressanti concomitanti.
La fase di esaurimento: se lo stress dura troppo a lungo, l’organismo può non reggere nonostante l’adattamento raggiunto in precedenza. I sintomi di allarme della prima fase si riattivano, però a questo punto diventano permanenti.
La tensione elevata e incessante, in concorso con altri fattori di rischio, può portare allo sviluppo di malattie ed in casi estremi perfino alla morte.
Lo stress nell’organismo si può manifestare a tutti i livelli:
Fisiologico-funzionale: sudorazioni, palpitazioni ecc.
Comportamentale: aggressività, eccitabilità, ansia.
Esistenziale: per esempio nella valutazione del proprio stato, della propria condizione.
Renata Fossati
La reazione allo stress può essere suddivisa in tre fasi:
La fase di allarme: l’impulso nervoso e la produzione ormonale concorrono a cerare la preparazione ottimale alla reazione.
La fase di resistenza: l’opposizione all’evento stressante principale si intensifica, mentre si riduce quella ad altri stimoli secondari. Questo significa che il tentativo di superamento del fattore primario compromette la capacità di resistenza verso fattori stressanti concomitanti.
La fase di esaurimento: se lo stress dura troppo a lungo, l’organismo può non reggere nonostante l’adattamento raggiunto in precedenza. I sintomi di allarme della prima fase si riattivano, però a questo punto diventano permanenti.
La tensione elevata e incessante, in concorso con altri fattori di rischio, può portare allo sviluppo di malattie ed in casi estremi perfino alla morte.
Lo stress nell’organismo si può manifestare a tutti i livelli:
Fisiologico-funzionale: sudorazioni, palpitazioni ecc.
Comportamentale: aggressività, eccitabilità, ansia.
Esistenziale: per esempio nella valutazione del proprio stato, della propria condizione.
Renata Fossati
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FOX PELO RUVIDO.
EL PROFE ALBERTO MARENGONI.
.Italian , International, San Marino, European'90-Cairn Terrier- SOLCAMP.
Tra le 34 razze che compongono il variegato panorama del terzo gruppo (F.C.I.), il Fox a pelo ruvido è senza dubbio la razza che nel nostro Paese da sempre ha goduto di maggiore notorietà. Tale notorietà, accompagnata tra l’altro da una certa continuità e qualità nell’allevamento nazionale, negli ultimi anni non ha garantito né una significativa presenza a livello espositivo né un consistente numero di iscritti ai registri. Ciò, oltre a non essere un sintomo positivo, non agevola peraltro chi volesse avvicinarsi alla comprensione di questo razza. Il fatto che questo terrier possieda caratteristiche morfologiche e una toelettatura molto tipicizzante, non significa che divenga automaticamente semplice giudicarla, considerando anche che morfologicamente ci troviamo di fronte ad una razza piuttosto “disarmonica”! Il Fox presenta infatti tutta una serie di caratteristiche contraddittorie che devono riuscire a convivere, come ad esempio un tronco corto e una testa allungata, un muso forte e un cranio stretto, una scapola lunga e inclinata e un omero corto e quasi verticale, ecc. ecc.. Personalmente, il mio bagaglio conoscitivo, parlando soprattutto del Fox a pelo liscio, che ho allevato con passione per circa vent’anni, deriva principalmente più che dalla teoria, dall’osservazione diretta di importanti soggetti che, soprattutto negli anni ‘70 e ‘80 sono stati importati in Italia da molti competenti allevatori che, come il Prof. Vittorio Dagradi, si sono sempre dimostrati “generosi” nel condividere la loro vasta esperienza. Cercherò perciò di sintetizzare quelle che ritengo siano le caratteristiche, riferite all’insieme, alla testa e all’anteriore, che fanno di questo terrier un “Fox di qualità” e le relative problematiche riscontrabili negli ultimi anni, premettendo che lo standard ufficiale F.C.I., rimane e deve rimanere il testo primario di riferimento sia per chi si appresta a giudicare la razza, che per chi intraprende l’arduo lavoro di allevatore. A prescindere dal legittimo gusto personale, è fondamentale ricordare che, come recita il primo paragrafo dello standard, questo terrier deve apparire “... forte e ben costruito in un volume contenuto. Non deve mai sembrare massiccio o ordinario. La costruzione deve evidenziare un perfetto equilibrio, in particolare per quanto concerne i rapporti cranio e muso, altezza al garrese e la lunghezza del corpo... Tali misure devono essere pressoché uguali. Il cane dovrà piazzarsi come un cavallo da caccia dal dorso corto, in grado di coprire molto terreno”. É quasi scontato dire che il perfetto equilibrio (“balance”) richiesto nel “Fox”, non può essere lo stesso che contraddistingue molte razze mesomorfe nelle quali la lunghezza totale della testa corrisponde a 4/10 dell’altezza al garrese; la lunghezza, soprattutto nei soggetti maschi dovrebbe essere un po’ superiore, e non solo per effetto della foggia conferita a barba e baffi. Anche il concetto di “volume contenuto” non può essere semplicemente rapportato a quello di “taglia” intesa come altezza al garrese dato che in questa razza è richiesta una buona “sostanza”. Va subito detto che i soggetti maschi “vincenti”, e ciò non solo da ora, superano quasi sempre i 39 cm. (indicati dallo standard come misura massima), come avviene per altro in molte altre razze il cui standard è stato stilato quasi un secolo or sono la taglia è leggermente aumentata. Personalmente questo fatto non influisce negativamente sul mio giudizio a condizione che il soggetto mantenga l’aspetto pocanzi descritto e che sia potenzialmente in grado di entrare in una tana. É però altrettanto vero che quando l’altezza supera quella massima di 2 o 3 centimetri, oltre a porsi problemi di ordine funzionale, l’aspetto di un cane pieno di sostanza in un piccolo volume va inevitabilmente a perdersi; non di meno un soggetto in taglia, ma troppo longilineo (fig.1) è altrettanto atipico.
.Italian , International, San Marino, European'90-Cairn Terrier- SOLCAMP.
Tra le 34 razze che compongono il variegato panorama del terzo gruppo (F.C.I.), il Fox a pelo ruvido è senza dubbio la razza che nel nostro Paese da sempre ha goduto di maggiore notorietà. Tale notorietà, accompagnata tra l’altro da una certa continuità e qualità nell’allevamento nazionale, negli ultimi anni non ha garantito né una significativa presenza a livello espositivo né un consistente numero di iscritti ai registri. Ciò, oltre a non essere un sintomo positivo, non agevola peraltro chi volesse avvicinarsi alla comprensione di questo razza. Il fatto che questo terrier possieda caratteristiche morfologiche e una toelettatura molto tipicizzante, non significa che divenga automaticamente semplice giudicarla, considerando anche che morfologicamente ci troviamo di fronte ad una razza piuttosto “disarmonica”! Il Fox presenta infatti tutta una serie di caratteristiche contraddittorie che devono riuscire a convivere, come ad esempio un tronco corto e una testa allungata, un muso forte e un cranio stretto, una scapola lunga e inclinata e un omero corto e quasi verticale, ecc. ecc.. Personalmente, il mio bagaglio conoscitivo, parlando soprattutto del Fox a pelo liscio, che ho allevato con passione per circa vent’anni, deriva principalmente più che dalla teoria, dall’osservazione diretta di importanti soggetti che, soprattutto negli anni ‘70 e ‘80 sono stati importati in Italia da molti competenti allevatori che, come il Prof. Vittorio Dagradi, si sono sempre dimostrati “generosi” nel condividere la loro vasta esperienza. Cercherò perciò di sintetizzare quelle che ritengo siano le caratteristiche, riferite all’insieme, alla testa e all’anteriore, che fanno di questo terrier un “Fox di qualità” e le relative problematiche riscontrabili negli ultimi anni, premettendo che lo standard ufficiale F.C.I., rimane e deve rimanere il testo primario di riferimento sia per chi si appresta a giudicare la razza, che per chi intraprende l’arduo lavoro di allevatore. A prescindere dal legittimo gusto personale, è fondamentale ricordare che, come recita il primo paragrafo dello standard, questo terrier deve apparire “... forte e ben costruito in un volume contenuto. Non deve mai sembrare massiccio o ordinario. La costruzione deve evidenziare un perfetto equilibrio, in particolare per quanto concerne i rapporti cranio e muso, altezza al garrese e la lunghezza del corpo... Tali misure devono essere pressoché uguali. Il cane dovrà piazzarsi come un cavallo da caccia dal dorso corto, in grado di coprire molto terreno”. É quasi scontato dire che il perfetto equilibrio (“balance”) richiesto nel “Fox”, non può essere lo stesso che contraddistingue molte razze mesomorfe nelle quali la lunghezza totale della testa corrisponde a 4/10 dell’altezza al garrese; la lunghezza, soprattutto nei soggetti maschi dovrebbe essere un po’ superiore, e non solo per effetto della foggia conferita a barba e baffi. Anche il concetto di “volume contenuto” non può essere semplicemente rapportato a quello di “taglia” intesa come altezza al garrese dato che in questa razza è richiesta una buona “sostanza”. Va subito detto che i soggetti maschi “vincenti”, e ciò non solo da ora, superano quasi sempre i 39 cm. (indicati dallo standard come misura massima), come avviene per altro in molte altre razze il cui standard è stato stilato quasi un secolo or sono la taglia è leggermente aumentata. Personalmente questo fatto non influisce negativamente sul mio giudizio a condizione che il soggetto mantenga l’aspetto pocanzi descritto e che sia potenzialmente in grado di entrare in una tana. É però altrettanto vero che quando l’altezza supera quella massima di 2 o 3 centimetri, oltre a porsi problemi di ordine funzionale, l’aspetto di un cane pieno di sostanza in un piccolo volume va inevitabilmente a perdersi; non di meno un soggetto in taglia, ma troppo longilineo (fig.1) è altrettanto atipico.
Il fatto che un cane, visto di profilo stia nel quadrato, non garantisce infatti un “dorso corto” e un tronco compatto, dato che tale rapporto geometrico può essere ottenuto anche dalla lunghezza degli arti. Rimanendo in tema aspetto generale, come riferimento, si potrebbero indicare le seguenti proporzioni:altezza al garrese = lunghezza del tronco, distanza da terra al gomito = ½ dell’altezza al garrese, altezza del torace = ½ dell’altezza al garrese, lunghezza della testa = ½ dell’altezza al garrese, lunghezza del muso = ½ della lunghezza della testa, lunghezza del collo = lunghezza della testa, lunghezza del dorso (dal garrese all’inserzione della coda) = lunghezza del collo .Un’ altro elemento che deve essere immediatamente percepibile è l’assetto che in “stazione libera” determina una base d’appoggio (quadrilatero base di sostegno) piuttosto ampia e trapezoidale, con una inclinazione del collo (superiore ai 45°), che rende il baricentro leggermente arretrato rispetto alla maggior parte dei “normotipi”.LA TESTA E’ LUNGA, MA NON SOLO...Come ho già anticipato la testa è decisamente lunga, anche se questa qualità non deve essere a discapito di altre caratteristiche. Il cranio deve infatti apparire piuttosto piatto , i seni frontali accennati, lo stop poco profondo ma percepibile, gli occhi il più possibile tondi ma ben infossati e un muso forte che va assottigliandosi gradatamente verso il tartufo che non deve essere assolutamente prominente.
Una testa eccellente (fig.2), vista di profilo, deve quindi presentarsi “rettilinea”, con assi cranio facciali paralleli o impercettibilmente divergenti e un profilo inferiore della mandibola tendenzialmente parallelo rispetto al profilo superiore del muso. Va da se che un cranio troppo largo, cioè con un “indice cefalico totale” superiore a 50, o peggio con muscoli masseteri troppo sviluppati e tondeggianti (fig.3), conferisce all’insieme un aspetto privo di distinzione; non di meno un cranio eccessivamente stretto, raramente presenta una sommità piatta e una giusta inserzione delle orecchie. É molto probabile che sia anche accompagnato da una percepibile divergenza degli assi cranio facciali, da un mento sfuggente e da occhi a mandorla “semilaterali” (fig.4). Riguardo all’orecchio è necessario premettere che solo ad un cranio piatto, possono essere associate orecchie inserite giustamente in alto. Lo standard richiede delle orecchie “piccole”, ma ciò non è da interpretarsi come “più piccole possibili”! É vero, delle orecchie molto piccole conferiscono maggior distinzione, ma ciò porta anche inevitabilmente a padiglioni auricolari semi-eretti (fig.5), quando non del tutto eretti.
Quest’ultimo difetto è tanto appariscente e penalizzante in sede espositiva, quanto non così squalificante a livello riproduttivo. Va detto che questa tipologia di orecchio è sempre in un equilibrio piuttosto precario e basta veramente un non nulla (ispessimento delle cartilagini, uno stripping del padiglione troppo precoce, ecc.) perché si possa passare da un orecchio corretto a un soggetto “non esponibile”. Essendo ben consci del rischio molti “ruvidisti” prevengono il problema incollando i padiglioni durante la fase della crescita dei soggetti più promettenti o, in casi estremi, optando per il ritocco chirurgico. Ciò potrebbe indignare (giustamente!) tutti gli assertori del cane “nature”....anche se considerando le molte razze soggette ad amputazioni, e il fatto che sul podio più alto di quella che è ritenuta l’apoteosi degli “show”, sono saliti soggetti arricchiti da frange posticce o le cui mucose sono state pigmentate da un sapiente tatuaggio (ecc. ecc...), la “manipolazione” delle orecchie del nostro terrier appare un gioco da dilettanti. Detto questo, ritengo che sia un preciso interesse degli allevatori porre maggior attenzione nella selezione e un dovere per gli “esperti giudici”, non penalizzare quei soggetti, purché tipici e ben costruiti, che presentano orecchie magari un filo grandi o pesanti, ma ben inserite, ben portate... e soprattutto “vere”.LA TIPICITÀ DELL’ANTERIOREAnche la particolare conformazione dell’anteriore è un elemento essenziale per la tipicità del Fox a pelo ruvido (nonché del “Liscio” e di alcune altre razze della prima sezione del 3°gruppo). Un anteriore ideale è caratterizzato da scapole piuttosto lunghe, ben inclinate (anche se non certo quanto quelle di un Pastore tedesco o di un Bassotto...) e rivestite da una muscolatura poco voluminosa. Il margine superiore delle scapole determina un garrese ben rilevato ma non largo. Osservando il soggetto di profilo, la punta della spalla deve rappresentare il margine anteriore del tronco. L’omero è piuttosto corto e poco inclinato, così da far apparire il braccio molto vicino alla verticale; ne consegue un’articolazione scapolo-omerale che forma un angolo decisamente ottuso e un gomito posizionato anteriormente alla verticale immaginaria passante per il garrese. Non di rado un sapiente “trimming” può far apparire armonico, raccordando le singole parti, il profilo superiore di un soggetto la cui spalla non è sufficientemente inclinata e il collo non giustamente lungo; l’effetto dell’insieme sarà però “rampante” (fig.6) e il movimento poco ampio, metterà presto in luce i limiti strutturali del soggetto.
Quest’ultimo difetto è tanto appariscente e penalizzante in sede espositiva, quanto non così squalificante a livello riproduttivo. Va detto che questa tipologia di orecchio è sempre in un equilibrio piuttosto precario e basta veramente un non nulla (ispessimento delle cartilagini, uno stripping del padiglione troppo precoce, ecc.) perché si possa passare da un orecchio corretto a un soggetto “non esponibile”. Essendo ben consci del rischio molti “ruvidisti” prevengono il problema incollando i padiglioni durante la fase della crescita dei soggetti più promettenti o, in casi estremi, optando per il ritocco chirurgico. Ciò potrebbe indignare (giustamente!) tutti gli assertori del cane “nature”....anche se considerando le molte razze soggette ad amputazioni, e il fatto che sul podio più alto di quella che è ritenuta l’apoteosi degli “show”, sono saliti soggetti arricchiti da frange posticce o le cui mucose sono state pigmentate da un sapiente tatuaggio (ecc. ecc...), la “manipolazione” delle orecchie del nostro terrier appare un gioco da dilettanti. Detto questo, ritengo che sia un preciso interesse degli allevatori porre maggior attenzione nella selezione e un dovere per gli “esperti giudici”, non penalizzare quei soggetti, purché tipici e ben costruiti, che presentano orecchie magari un filo grandi o pesanti, ma ben inserite, ben portate... e soprattutto “vere”.LA TIPICITÀ DELL’ANTERIOREAnche la particolare conformazione dell’anteriore è un elemento essenziale per la tipicità del Fox a pelo ruvido (nonché del “Liscio” e di alcune altre razze della prima sezione del 3°gruppo). Un anteriore ideale è caratterizzato da scapole piuttosto lunghe, ben inclinate (anche se non certo quanto quelle di un Pastore tedesco o di un Bassotto...) e rivestite da una muscolatura poco voluminosa. Il margine superiore delle scapole determina un garrese ben rilevato ma non largo. Osservando il soggetto di profilo, la punta della spalla deve rappresentare il margine anteriore del tronco. L’omero è piuttosto corto e poco inclinato, così da far apparire il braccio molto vicino alla verticale; ne consegue un’articolazione scapolo-omerale che forma un angolo decisamente ottuso e un gomito posizionato anteriormente alla verticale immaginaria passante per il garrese. Non di rado un sapiente “trimming” può far apparire armonico, raccordando le singole parti, il profilo superiore di un soggetto la cui spalla non è sufficientemente inclinata e il collo non giustamente lungo; l’effetto dell’insieme sarà però “rampante” (fig.6) e il movimento poco ampio, metterà presto in luce i limiti strutturali del soggetto.
É evidente che il petto, per ovvie ragioni funzionali correlate al lavoro in tana, non deve essere assolutamente largo o troppo profondo. Gli arti anteriori, dal gomito a terra devono presentare una buona ossatura, degli appiombi perfetti, un metacarpo piuttosto breve, quasi verticale e un tipico “piede da gatto”. Nella descrizione fatta nel 1814 dal mitico Reverendo J. Russel, di Trap, uno dei suoi più famosi terrier, si legge: “... Le gambe sono diritte come frecce e il piede perfetto”. Sempre per citare un altro autorevole terrierista, nel corso di un importante incontro tecnico organizzato dalla Società Italiana Terrier nel 1995 ad Occhiobello, Mr.P.Winfield, a proposito del piede del Fox ebbe a dire: “Se per esempio prendiamo lo standard originale quando si analizzano i piedi, esso dice che dovrebbero essere rotondi, compatti e non grandi, mentre lo standard revisionato (dall’F.C.I.) dice che devono essere piccoli. C’è una notevole differenza fra dire non grandi e piccoli. Se il nuovo standard viene letto da un giudice che non è appartenente al mondo dei Fox Terrier, ma che invece è un all rounder, egli interpreterà erroneamente che più piccoli sono i piedi, migliore sarà il cane...”. Bisogna fare comunque molta attenzione poiché nel “Ruvido” un sapiente trimming potrebbe farci apparire corretto anche un piede ovale o ancor peggio un piede “molle”.,, che poco sarebbe funzionale all’attività di “scavatore”!STILE E TEMPERAMENTOMi sembra importante sottolineare che tra le caratteristiche che determinano la tipicità della razza, alcune sono giustificate da ragioni strettamente funzionali come la taglia o la conformazione del torace, mentre altre sono state dettate prevalentemente dalla sensibilità estetica di quei cinofili che, in un’Inghilterra in equilibrio tra la tradizione del “fox hountig” e la nuova passione per le esposizioni di bellezza, hanno fissato il “tipo”. A prescindere dalle singole specificità nel cacciare in tana, perché mai si sarebbero selezionate tanti differenti terrier se ve ne fosse stato uno morfologicamente più funzionale degli altri? Prima di concludere questa breve e non esaustiva dissertazione, tengo a ribadire che in fase di giudizio il “tipo” e l’”equilibrio” dovranno essere i principali parametri nella valutazione, senza dimenticare che il concetto di equilibrio è sicuramente da estendersi anche a quel temperamento “cordiale, gaio ma senza paura”, che fa del “Fox” un instancabile piccolo gentleman.
Alberto Marengoni
Alberto Marengoni
La tratta dei cuccioli
Pressioni del Governo sui Paesi dell’Est per intensificare i controlli veterinari e di polizia. Frattini: «Servono norme Ue». L’ENCI in prima linea.
Nuove regole a livello europeo; maggiori controlli nei Paesi di origine da parte di forze dell’ordine e autorità sanitarie; introduzione nell’ordinamento della nuova fattispecie di reato di «traffico di animali da compagnia». Sono queste alcune delle misure che il governo italiano intende sostenere per contrastare il fenomeno dell’importazione illegale di cuccioli dall’Est europeo, un business da 300 milioni di euro contro cui sono da tempo impegnate forze di polizia, corpo forestale e guardia di finanza che si avvalgono della fattiva collaborazione tecnica dell’ENCI. Le hanno presentate a Montecitorio il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. Frattini ha parlato di «dati preoccupanti» in relazione ai numeri di un fenomeno che sembra non conoscere crisi, spinto da una domanda elevata e dalle grandi possibilità di arricchimento offerte a coloro che, a vario livello della filiera, stanno dietro a questo smercio. Che prolifera - e rende - proprio perché basato sulle irregolarità, sugli obblighi sanitari e burocratici aggirati, sul non rispetto dei protocolli di allevamento e di trasporto finalizzati al benessere e alla piena salute degli animali. «Uno dei primi obiettivi - ha spiegato Frattini - deve essere quello di ottenere la collaborazione attiva dei Paesi di partenza di questi animali, affinché effettuino controlli anche straordinari per bloccare il traffico illegale e rispettino gli standard sanitari e le procedure previste per i trasporti autorizzati». Che non sono solo «scartoffie», ma anche l’effettuazione delle vaccinazioni, l’inserimento del microchip sottocute, l’attesa di un’età minima di 3 mesi prima di separare i cuccioli dalle loro madri e far loro affrontare il lungo viaggio verso l’Italia e gli altri Paesi dell’Europa occidentale, a cui questi trafficanti si rivolgono. Molto spesso, questi lunghi trasferimenti, si rivelano dei veri e propri viaggi della morte: gli animali, non sufficientemente vaccinati e non ancora abbastanza sviluppati, vengono stipati in scatole di cartone, senza luce e con pochissima aria, e rinchiusi all’interno di bagagliai di normali auto o piccoli furgoni che possono passare con maggiore disinvoltura i controlli alle frontiere. Peraltro molto limitati visto che gli spostamenti avvengono perlopiù all’interno del territorio Ue. I Paesi chiamati in causa dal Ministro sono l’Ungheria, la Slovacchia, la Polonia, la Romania, la Repubblica Ceca, la Slovenia e la Bulgaria. Ma anche Estonia, Lettonia, Lituania, Russia, Bielorussia e Ucraina. E’ a tutte queste nazioni che il governo italiano si rivolgerà chiedendo che siano intensificati i controlli all’origine da parte delle autorità veterinarie e doganali. A questo proposito l’ENCI ha anche attuato una nuova iniziativa, pubblicando sul sito ufficiale i fac-simile dei pedigree esteri dei cani importati per facilitare la conoscenza degli addetti ai lavori e dei potenziali acquirenti dei soggetti importati- «Ho chiesto inoltre alla commissaria europea alla Salute, Androulla Vassiliou, un intervento di armonizzazione delle norme - ha spiegato Frattini -. Occorre arrivare alla revisione degli standard dei microchip, che renda possibile una completa e sicura tracciabilità degli stessi e l’adozione delle misure che intervengono sulle pratiche di allevamento degli animali da compagnia». Per il sottosegretario Martini, «questo traffico è divenuto una piaga che mette a repentaglio la salute pubblica esponendola ai rischi collegati sulla mancata profilassi degli animali e alle condizioni igienico sanitarie in cui sono mantenuti». L’ENCI ribadisce il proprio impegno a fianco delle forze dell’ordine al fine di tutelare i propri allevatori e di garantire, per quanto di competenza, il rispetto dei regolamenti vigenti e del benessere animale.
Rodolfo Grassi
Nuove regole a livello europeo; maggiori controlli nei Paesi di origine da parte di forze dell’ordine e autorità sanitarie; introduzione nell’ordinamento della nuova fattispecie di reato di «traffico di animali da compagnia». Sono queste alcune delle misure che il governo italiano intende sostenere per contrastare il fenomeno dell’importazione illegale di cuccioli dall’Est europeo, un business da 300 milioni di euro contro cui sono da tempo impegnate forze di polizia, corpo forestale e guardia di finanza che si avvalgono della fattiva collaborazione tecnica dell’ENCI. Le hanno presentate a Montecitorio il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. Frattini ha parlato di «dati preoccupanti» in relazione ai numeri di un fenomeno che sembra non conoscere crisi, spinto da una domanda elevata e dalle grandi possibilità di arricchimento offerte a coloro che, a vario livello della filiera, stanno dietro a questo smercio. Che prolifera - e rende - proprio perché basato sulle irregolarità, sugli obblighi sanitari e burocratici aggirati, sul non rispetto dei protocolli di allevamento e di trasporto finalizzati al benessere e alla piena salute degli animali. «Uno dei primi obiettivi - ha spiegato Frattini - deve essere quello di ottenere la collaborazione attiva dei Paesi di partenza di questi animali, affinché effettuino controlli anche straordinari per bloccare il traffico illegale e rispettino gli standard sanitari e le procedure previste per i trasporti autorizzati». Che non sono solo «scartoffie», ma anche l’effettuazione delle vaccinazioni, l’inserimento del microchip sottocute, l’attesa di un’età minima di 3 mesi prima di separare i cuccioli dalle loro madri e far loro affrontare il lungo viaggio verso l’Italia e gli altri Paesi dell’Europa occidentale, a cui questi trafficanti si rivolgono. Molto spesso, questi lunghi trasferimenti, si rivelano dei veri e propri viaggi della morte: gli animali, non sufficientemente vaccinati e non ancora abbastanza sviluppati, vengono stipati in scatole di cartone, senza luce e con pochissima aria, e rinchiusi all’interno di bagagliai di normali auto o piccoli furgoni che possono passare con maggiore disinvoltura i controlli alle frontiere. Peraltro molto limitati visto che gli spostamenti avvengono perlopiù all’interno del territorio Ue. I Paesi chiamati in causa dal Ministro sono l’Ungheria, la Slovacchia, la Polonia, la Romania, la Repubblica Ceca, la Slovenia e la Bulgaria. Ma anche Estonia, Lettonia, Lituania, Russia, Bielorussia e Ucraina. E’ a tutte queste nazioni che il governo italiano si rivolgerà chiedendo che siano intensificati i controlli all’origine da parte delle autorità veterinarie e doganali. A questo proposito l’ENCI ha anche attuato una nuova iniziativa, pubblicando sul sito ufficiale i fac-simile dei pedigree esteri dei cani importati per facilitare la conoscenza degli addetti ai lavori e dei potenziali acquirenti dei soggetti importati- «Ho chiesto inoltre alla commissaria europea alla Salute, Androulla Vassiliou, un intervento di armonizzazione delle norme - ha spiegato Frattini -. Occorre arrivare alla revisione degli standard dei microchip, che renda possibile una completa e sicura tracciabilità degli stessi e l’adozione delle misure che intervengono sulle pratiche di allevamento degli animali da compagnia». Per il sottosegretario Martini, «questo traffico è divenuto una piaga che mette a repentaglio la salute pubblica esponendola ai rischi collegati sulla mancata profilassi degli animali e alle condizioni igienico sanitarie in cui sono mantenuti». L’ENCI ribadisce il proprio impegno a fianco delle forze dell’ordine al fine di tutelare i propri allevatori e di garantire, per quanto di competenza, il rispetto dei regolamenti vigenti e del benessere animale.
Rodolfo Grassi
Denuncia i cuccioli in ventrina nella tua città
Denuncia i cuccioli in ventrina nella tua città. In base a un'ordinanza per ora approvata per le regioni Lombardia ed Emilia-Romagna, vige il divieto assoluto di esporre cuccioli nelle vetrina dei negozi. Clicca sull'immagine per denunciare il negoziante che espone cuccioli in vetrina allegando foto e specificando nome del negoziante, via, città, provincia, numero di telefono del negoziante.
cucciolivetrina@amicicani.com
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